il gAzzatino della Valbossa

Anno XVIII - n. 192 -

 

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Lettere al
Direttore



Caro Emilio,


 


scusami se le tue foto mi hanno mandato in depressione!
Quando ero ragazzo, in un mondo con tanto progresso in meno, avevamo ben poco da divertirci, immersi come eravamo in profonde necessità e bisogni, dove il soldo aveva un valore giusto, concreto, che metteva in successione i bisogni secondo l'effettiva necessità. Nonostante le fatiche che si dovevano affrontare per far quadrare il bilancio di una famiglia, ci si sentiva fiduciosi nel futuro, si aveva la possibilità di intravedere, attraverso sforzi, convinzioni, speranze, la possibilità di un miglioramento sia economico che sociale.
Avevamo molto tempo libero e molto silenzio. Penso proprio che queste due disponibilità, ormai perse, siano state la chiave per meditare, pensare, e maturare così le convinzioni che ci hanno portato ad essere quelli che siamo stati: persone che hanno fatto "il passo secondo la gamba", che sanno accontentarsi di quello che hanno e di quello che sono, per le quali il cardine è la dignità: "hin mia gent", dicevano i nostri avi delle persone senza dignità.
E su questo aspetto ci sarebbe da soffermarsi parecchio, per scoprire riscoprire le caratteristiche che le persone devono avere per poter convivere in una società che potremmo definire "civile" e "moderna".
Oggi più che mai, questi due termini pervadono, con il loro valore, ciò che viene detto e scritto dai sistemi di comunicazione, sia audio che visivi: vengono utilizzati a iosa, sono una moda, un modo di fare senza nessun impegno come quando, alla fine dell'anno, si fanno gli auguri a tutti.
Questo progresso che ci circonda e ci pervade ha portato tutto allo stesso livello.
I comportamenti e gli atteggiamenti sono improntati sul dubbio e sull'incertezza; in questo contesto non vi sono più prese di posizione, tutto diventa incerto, pieno di giustificazioni. Basta leggere un quotidiano per rendersi conto di come ci siamo indeboliti di fronte a certi valori come la giustizia, la dignità, la correttezza, la saggezza e l'educazione.
Tutto il buon senso che ci veniva insegnato dagli anziani non è più un valore: gli anziani sono un peso; ecco che abbiamo inventato le case di cura, dove gli anziani perdono i legami con la realtà e si chiudono in un altro mondo, fatto di solitudine e di ricordi. I giovani, intanto, inventano il futuro prendendo esempio dalla pubblicità trasmessa in televisione.
Il mio stato d'animo di sfiducia e di pessimismo deriva dall'aver visitato la tua mostra fotografica "Azzate ama il suo lago" del Bernasconi, per intenderci, dell'Emilio, il geometra.
Emilio, le immagini che tu hai fermato con l'obiettivo sono legate ad un mondo pieno di valori. Quello che si è perso è il modo di interpretare e vivere i luoghi che, quasi lo avessi saputo, hai fissato con le tue fotografie.
Quale giovane di oggi è tanto romantico da invitare una ragazza per una gita in barca partendo dalla riva di Azzate? Quale giovane dà appuntamento alla ragazza ai "due cipressi", dove uno stupendo panorama avvolge in una atmosfera poetica? Quale giovane abbraccia una ragazza in riva al lago davanti ad un tramonto a tinte forti portate dal vento? Chi si sdraia più in mezzo ad un prato a maggio, immerso nei colori della fioritura?
Oggi non solo c'è il cemento, non camminiamo neanche più, chiusi come siamo nelle nostre scatole di lamiera con cruscotti da astronave e mille bottoni inutili che servono solo a complicare l'esistenza.
Oggi ci sono le discoteche, dove il rumore eccessivo rimbambisce, non dà la possibilità di parlare e consente solo una mimica che, con le luci che ci sono, si vede e non si vede, si capisce e non si capisce; in simili condizioni, cercare lo "sballo" diventa logico.
Oggi non scriviamo più lettere, quasi nemmeno cartoline: si comunica con il telefono o, peggio, con il telefonino, dove strani simboli codificano tutto e… niente. Noi, che pensiamo ai dialoghi fatti di sguardi, di parole scelte e dosate con cura, di ammiccamenti, di gesti significativi, siamo superati, fuori dal contesto, non abbiamo più dialogo, ci parliamo addosso.
Per questo, caro Emilio, sei, come me, un personaggio raro: un personaggio da mettere in una gabbia per essere esposto come ultimo residuo di un mondo che non ha saputo mantenere una continuità culturale e morale, che è quella dei nostri padri.
Si sta cercando di ripristinare tutto questo, si è cominciata la ricostruzione del selciato: hai voglia, adesso, che si arrivi a rifare le teste e le coscienze!

E dire che noi siamo rimasti a pensare che la vita è fatta di piccole cose, di piccole cose semplici, proprio in questo sta la loro grandezza! Ma da dove dobbiamo iniziare a divulgare questo credo, ora che tutto è diventato grande?
Ciao.

Paolino

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